1° Judo in Amicizia 2016

2 Febbraio 2016 at 17:46
31/1/2016
286 piccoli judoka animano il Palazzetto dello Sport di Collecchio

Ieri, Sabato 30 Gennaio, 286 piccoli judoka provenienti da tutta la regione hanno invaso il Palazzetto dello Sport di Collecchio per il 1° Judo in Amicizia 2016. L’appuntamento ha coinvolto, oltre gli allievi della nostra Scuola con i suoi corsi interni ed esterni della Scuola Adorni, Scuola Corazza, Scuola Micheli, Scuola Corridoni, Scuole Cocconi e Racagni, Scuola Sanvitale, Casa Famiglia, Medesano, San Polo di Torrile, S.Benedetto, Ponte Taro, Langhirano, Polisportiva Lanzi Colorno, Galaxy Judo Collecchio e Punto Blu Monticelli Terme, anche altri provenienti dal Kyu Shin Do Kai Fidenza, Geesink Modena, Geesink Due,  A.S.D.Sankaku Reggio e A.S.D. Judo Casalasco.

Il primo appuntamento 2016 è stato organizzato dal KSDK Parma in collaborazione con il Centro Nazionale Sportivo Libertas e del il Galaxy Judo Collecchio che ci ho ospitato nel suo bellissimo Palazzetto.

Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito ad opera di Derna Palmisano, Responsabile dell’Attività Giovanile del KSDK, la parola è passata a Silvia Dondi, Assessore allo Sport del Comune di Collecchio, la quale ha salutato i presenti velocemente i presenti lasciando subito spazio ai bambini, veri protagonisti della giornata. Il “via alle danze” è stato dato dai più piccoli che, divisi nelle squadre dei bianchi e dei rossi, si sono sfidati con il Sumo, il tiro alla fune ed il percorso.

Contemporaneamente sulle 6 aree allestite nel parterre sono cominciati anche gli incontri di randori a terra dei ragazzi un pochino più esperti.

Consegnata la prima ondata di medaglie è toccato poi ai più grandi, nati tra 2005 e il 2007, salire sul tatami e animare il resto del pomeriggio con incontri di randori a terra, randori in piedi e di shiai.

Alla fine della giornata le facce divertite e sorridenti dei piccoli judoka con la loro medaglia al collo sono state l’innegabile conferma della riuscita di quest’attività. Ringraziamo l’amministrazione comunale per averci dato l’opportunità di ospitare questo evento nella loro bellissima struttura che ha permesso di accogliere oltre 280 bambini ed un foltissimo pubblico di parenti e amici.

Marcello Bernardi : riflessioni sul judo

30 Dicembre 2015 at 16:53

DI seguito delle riflessioni del Dott. Marcello Bernardi (illustre pediatra di fama internazionale, cintura nera 3° dan di judo)

Il judo continua a essere uno sconosciuto, affascinante sì, ma anche sospetto. E continua a esserlo nonostante la sua diffusione ormai più che ragguardevole. E’ convinzione abbastanza comune che si tratti essenzialmente di una tecnica di difesa personale e di uno strumento di autorassicurazione fisica e psicologica. In definitiva, di un’arma. Ma ciò che normalmente non si sa è che chi possiede quest’arma tende per lo più a non usarla come tale.
E quanto meglio la conosce, tanto meno si sente portato a impiegarla. La cosa è logica, come vedremo subito, e dipende da questo: se è vero che il judo è un efficacissimo mezzo difensivo e offensivo, è altrettanto vero che non è solo questo. Il judo è anche un’arma, ma il suo spirito va ben oltre un simile aspetto superficiale e grossolano.
Moltissimi sono convinti che il judo sia uno sport. E’ vero: lo è. Ci sono le gare e i campionati a livello locale, regionale, nazionale, internazionale, mondiale e olimpionico, ci sono coppe, federazioni, associazioni, medaglie, diplomi, eccetera; ci sono gli allenamenti, la ginnastica preparatoria, la “muscolazione”, e via dicendo. Come si spiega allora che esistano esperti di considerevole livello che non hanno mai combattuto in gara, o che comunque non hanno mai vinto un incontro? Il fatto è che il judo è anche uno sport, ma non solo questo.
C’è infine chi guarda al judo come a un’arte. Giusto. A un determinato livello il judoka può davvero creare, mediante l’impiego del proprio corpo, qualcosa di estremamente estetico e piacevole. In un certo senso si tratta di un autentico linguaggio, paragonabile a quello della danza, o a quello figurativo, o persino a quello musicale e letterario. Come l’arte, il judo richiede fantasia, creatività, sensibilità, personalità. Sicuramente il judo è anche un’arte.
Ma è molto più di tutto questo. Il judo è una via. Parola che non si presta a un’agevole interpretazione nella nostra chiave culturale. Forse si potrebbe dire che è un modo di essere. Non ci si può avvicinare allo spirito del judo se non si vive in una certa maniera, interiormente ed esteriormente. E, viceversa, chi pratica il judo nel giusto spirito finisce più o meno consapevolmente col cambiare la propria vita, anzi il proprio stile di vita. Voglio dire, sia pure in termini molto generici e approssimativi, che il judo restituisce l’uomo a sé stesso, liberandolo da quelle scorie che una società mercificante e alienante ha depositato su di lui.
La realtà di questo fenomeno è facilmente verificabile per chi, come me, fruisce di un’esperienza derivante dal quotidiano contatto col bambino. Il bambino, specie il bambino piccolo, si comporta diversamente da noi: è più vero, non si nasconde dietro alcuna maschera, affronta con coraggio e fermezza i problemi della sua esistenza, va diritto al suo scopo, si nutre dei contenuti essenziali della vita. E anche sul piano puramente fisico egli mostra delle impostazioni e degli atteggiamenti che sono quelli più adatti all’impiego migliore del suo corpo. Poi, da adulto, dovrà faticare molto per riconquistare quella posizione e quella dinamica del suo organismo che nei primi mesi di vita gli erano spontanee. Se vorrà riconquistarle, beninteso.
Dire che il judo restituisce l’uomo a se stesso significa dire che la pratica di quest’arte impone il recupero di certe qualità umane che si sono perdute negli stravolgimenti di una società disumana. Per esempio l’umiltà. Occorre accostarsi al judo spogli di ogni
presunzione, liberi da ogni sovrastruttura superflua, disposti a essere semplicemente quello che si è, aperti a un’esperienza del tutto nuova, pronti ad apprendere qualcosa che forse, sulle prime, può sembrare incomprensibile. Sulla materassina i professori, i commendatori, i dirigenti, i capi, non esistono più. Ci sono soltanto uomini uniti da un comune sforzo: lo sforzo di diventare migliori.
E poi la sincerità. Non serve fingere, non serve voler sembrare più bravi, non serve comportarsi in modo da meritare elogi, non serve dare l’impressione di fare più di un altro. Bisogna fare, e basta. Fare quello che si può, il meglio che si può, con tutte le proprie risorse. Bisogna prima di tutto essere sinceri con se stessi, saper guardare dentro di sé, sapersi conoscere.
Non è facile, naturalmente, ma questa è la via.
Ci si può riuscire se si riesce a riconquistare un’altra connotazione fondamentale dell’uomo: l’amore. L’amore per gli altri uomini in primo luogo, e perciò il rifiuto di qualsiasi rivalità, di ogni rancore, del sospetto, della discriminazione, del disprezzo, dell’antipatia, dell’antagonismo, dell’invidia, dell’ira. Il dojo è il luogo della serenità, dell’amicizia e della Mutua prosperità. Inoltre ci vuole l’amore per l’arte. Non si pratica il judo per essere più forti, per ambizione, per lucro o per ragioni di prestigio. Lo si pratica perché lo si ama. Se non lo si ama, con umiltà e con sincerità, si potrà forse anche ottenere una buona tecnica, mai un buon judo.
Infine è necessaria la fiducia. In se stessi, nel prossimo, e soprattutto nel maestro. Il judo non si impara sui libri. Solo il maestro può indicare la via e il modo migliore di percorrerla. Non chi si fa chiamare maestro, ma chi lo è. E, se lo è, gli si deve dare tutta la fiducia. Il dubbio, nei confronti del maestro, toglie ogni validità al rapporto con lui. Meglio allora cambiare e rivolgersi ad altri. Fare judo vuol dire anche abbandonarsi, senza riserve o secondi fini. Non si chiede né si vuole un rapporto di sudditanza o di sottomissione. Il maestro non è un’autorità istituzionale, non è un colonnello, non è un duce. E’ un uomo che merita fiducia e al quale si deve dare fiducia. Se non la merita non è un maestro.
Per la nostra mentalità mercantile il judo è senza dubbio un fenomeno sconcertante: la sua pratica riporta in primo piano certe qualità umane che dal nostro costume sono state accantonate, o addirittura cancellate, e ne respinge altre che vanno per la maggiore, come la propensione al successo, al potere, all’avidità, alla sopraffazione, allo sfruttamento.
E’ una via che non conduce verso gli obiettivi celebrati dalla cultura dominante, ma solo verso un miglioramento dell’uomo e della condizione umana.
E’ un’educazione all’amore e alla libertà.

Al judo serve lo sport?

8 Dicembre 2015 at 16:52

Qualcuno potrebbe subito obiettare: “Ma il judo é uno sport!”. La questione non é così semplice. Il judo é nato come sistema educativo per la mente ed il corpo al fine di un migliore impiego delle energie individuali in un clima di collaborazione, amicizia e mutua prosperità. Il suo fondatore, Jigoro Kano, ha previsto due modalità pratiche ben precise per l’apprendimento del judo e di tutto il suo bagaglio tecnico culturale: kata e randori. Chi pratica judo non ha bisogno di altro per progredire ed il suo livello di apprendimento può essere sempre misurato verificandone l’esecuzione.

E‘ anche vero che Jigoro Kano, al fine di promuovere la conoscenza e la pratica del Judo Kodokan, spinse e quasi ottenne presso il Comitato Olimpico affinché il judo diventasse specialità olimpica insieme alle altre discipline sportive esistenti. E’ anche vero che, sempre Jigoro Kano, diede impulso e stimolo alla competizione organizzando alcuni momenti agonistici, anche molto spettacolari e coinvolgenti (ad es. il Koaku Shiai).

Ma é anche vero che lo stesso Jigoro Kano ebbe a lamentarsi più volte sul modo in cui venivano affrontate le competizioni, denunciando l’uso esagerato della forza e di strategie troppo difensive in luogo della tecnica e dei principi tecnici del judo da lui più volte spiegati e raccomandati.

Nel judo abbiamo due momenti pratici di confronto vero e proprio: il randori e lo shiai. Vediamo di analizzarli. Nel randori non c’é un arbitro e questo significa che non é importante stabilire un vincitore. Nello shiai l’arbitro c’é e svolge il suo compito specificando, alla fine dell’esercizio, chi vince e chi perde. Nel randori l’obiettivo é la ricerca dell’ippon al di là di qualsiasi risultato. Nello shiai l’ippon é strumento per vincere e non più fine.
Possono sembrare delle sfumature, ma vedremo ben presto che non é così.

Può capitare e capita che nel randori non si verifichi ippon da entrambe le parti. Il randori allora perde di valore? Assolutamente no, perché lo spirito che lo anima é la ricerca dell’ippon, della riuscita tecnica e non il suo raggiungimento. Se la stessa cosa succede nello shiai, le conseguenze sono uguali? Assolutamente no, perché nello shiai ci devono essere un vincitore e un perdente, anche al di là di avere o meno fatto ippon, di aver raggiunto un obiettivo tecnico.

Ecco allora che per far funzionare lo shiai, anche in assenza di ippon, bisogna creare tutta una gerarchia di obiettivi parziali: wazari, yuko, koka e poi …….il nulla. Sì, il nulla, perché in assenza di un qualsiasi gesto tecnico bisogna comunque stabilire un vincitore e allora si arriva a valutare le intenzioni: “….lui ha tenuto un atteggiamento più positivo, l’altro é stato più passivo…” e così via, alla ricerca di fantasmi sempre più irreali e aleatori.

E‘ utile tutto ciò al judo? Il praticante che cerca di perfezionarsi nel judo ha bisogno di questo particolare tipo di esercizio? Se fatto così come é stato appena descritto, direi proprio di no. Ma allora come dovrebbe essere praticato, lo shiai, per tornare ad essere utile al judo e al suo apprendimento? La risposta é semplice: come un randori. Ma allora sarebbero la stessa cosa! Non é così.

La presenza dell’arbitro, di una persona che giudica (per non parlare del pubblico e del luogo) creano un’atmosfera molto particolare in cui la sfera emotiva viene sollecitata in misura ben più grande e diversa di quanto non succeda nel randori (che solitamente si svolge nell’ambiente più familiare della palestra). Possiamo paragonarla ad una interrogazione a scuola, ad un colloquio sul lavoro, in pratica, a tutte le occasioni in cui ci si trova a confronto, e quindi giudicati, con altre persone. Lo stato emotivo viene evidentemente disturbato e si rischia di non dare il meglio di sé.

Ecco allora che lo shiai, la gara torna ad avere una valenza educativa, come luogo in cui si impara a dominare le proprie emozioni, ad accettarle e quindi superarle. E‘ un po’ come tornare sul campo di battaglia dove il samurai metteva in gioca la propria vita e dove l’ippon e solo l’ippon, cioé la vittoria piena, poteva avere un reale significato. Se facevi ippon eri vivo, se lo subivi eri morto! Provate ad immaginare un koka sul campo di battaglia (!) e la situazione si colora immediatamente di sfumature grottesche e “fantozziane”!

E le gare sportive di oggi come sono? Sono luoghi in cui si cerca di vincere, vincere a tutti i costi, anche a costo di non fare un bel judo, di non fare ippon. D’altra parte, se il regolamento consente di vincere in altro modo perché andare contro corrente? Da seri professionisti, quali sono gli atleti di oggi insieme ai loro allenatori (scusate se non uso la parola “maestri”), essi interpretano alla lettera la normativa in atto e su di essa regolano la propria attività judoistica.

Ecco allora che lo spirito dell’antico samurai, che mette in gioco la propria vita sul campo di battaglia, si trasforma nei panni meno eroici, ma ben più redditizi, del “ragioniere” sul tatami di gara, sempre attento al “tabellone” e pronto, meglio di un sismografo, a registrare il benché minimo cambiamento nella propria “tabella delle perdite e dei profitti”.

L’importante non é fare ippon, ma uscire “in verde”, in attivo, perché così si vince. Si vince la medaglia, il trofeo, il posto in nazionale, magari anche uno sponsor e l’invito alla trasmissione televisiva e, forse, anche dei soldi. Ma, tornando alla domanda iniziale, al judo serve tutto questo? Al judo serve lo sport?

di P. Crugnola
Novembre 2003

Trofeo Perugia “I Poeti del Judo”

29 Novembre 2015 at 14:55

Fruttuosa trasferta delle Società Libertas, Polisportiva Villanova e Judo Vittorio Veneto che, continuando la loro decennale collaborazione, si sono recate assieme a Perugia per il Trofeo “I Poeti Del Judo”.
Risultati:

ES A
1^ class De Bettin Edoardo (Judo Vittorio V.)
3^ class Iordache Alexandra (Polisportiva Villanova)
3^ class Mircea Maxim (Vittorio V)
5^ Class Viva Alessandro (Polisportiva Villanova)

ES B
1^class Tomasella Martin (Vittorio V)
5^class Michelotti Sebastiano (Vittorio Veneto)

Prossimo appuntamento sabato prossimo a Ostia con la finale del Campionato Italiano Esordienti.

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Passeggiate solidali

6 Novembre 2015 at 7:51

Avis e Polisportiva Villanova coinvolgono anziani e disabili per camminare insieme all’aria aperta

L’iniziativa viene presentata al pubblico venerdì 13 novembre alle 10:30 al Palazen di Villanova

Parte da Villanova, ma è aperta a tutta la città, la nuova iniziativa dedicata agli adulti che hanno voglia di passare del tempo insieme all’aria aperta, praticando uno stile di vita sano, in compagnia anche di chi è meno fortunato. “Passeggiate solidali” è un progetto dell’Avis comunale di Villanova, con il sostegno del Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con la Polisportiva Villanova, l’Unione italiana ciechi e il Comitato Paraolimpico. Si tratta di un programma di passeggiate guidate da un’accompagnatrice, adatte a tutti, una volta alla settimana, ogni giovedì mattina da novembre a maggio 2016. L’iscrizione è gratuita.

Il quartiere di Villanova, un tempo caratterizzato da forte marginalità sociale, sta vivendo nuovamente una situazione di crisi dovuta alle difficoltà economiche ma anche al diffuso individualismo e alla mancanza di reti di solidarietà. Gli anziani tendono a rimanere chiusi in casa, impauriti, isolati. Questa fetta di popolazione trascura così non solo gli aspetti della socialità, ma anche la cura della propria salute e del proprio corpo. Anche molti disabili restano spesso esclusi dalla vita sociale.

“Passeggiate solidali” nasce per creare nuove occasioni di incontro nel quartiere e per rafforzare le reti di sostegno tra i soggetti deboli e combattere l’esclusione sociale. Si praticherà uno stile di vita sano, combinato ai valori del volontariato e della solidarietà. Ciò è anche in linea con quanto stabilisce la convenzione tra Avis nazionale e dell’Ente di Promozione Sportiva Libertas (a cui aderisce la Polisportiva Villanova) al fine di portare avanti azioni congiunte per la promozione di stili di vita sani, dello sport, del dono e della solidarietà.

L’iniziativa verrà presentata durante un incontro aperto a tutti venerdì 13 novembre alle 10:30 presso il Palazen di Via Pirandello a Pordenone. Sarà possibile iscriversi anche per chi non potrà partecipare alla presentazione, contattando l’Avis comunale di Villanova al seguente numero: 3206587112 o scrivendo a villanova.comunale@avis.it.

Judo Day: Mercoledì 28 Ottobre alle ore 18.30 Palazen

26 Ottobre 2015 at 14:37

La Polisportiva Judo Libertas Villanova, con piacere, vi invita a festeggiare Mercoledì 28 Ottobre la Giornata Mondiale del Judo, in occasione del giorno del compleanno del fondatore del Judo: Jigoro Kano.

La Polisportiva festeggerà la giornata con un appuntamento speciale: alle 18.30 ci si collegherà in videoconferenza con altre realtà sportive per un saluto collettivo dai diversi paesi e festeggiare in questo modo il giorno mondiale del judo che quest’anno come tema ha l’Unità.

Le realtà sportive coinvolte fanno parte di un progetto che si chiama  JudoKA2SP e sono:
1) Polisportiva Judo Villanova, Pordenone Italia; 2) Arts Martiaux Compiegnois, Parigi, Francia; 3) Judo Star Napoli; 4) Judo APIR, Logrono, Spagna; 5) Judo klub, Capodistria, Slovenia; 6) Judokan, Valencia, Spagna.

Vi aspettiamo quindi, al Palazen Mercoledì 28 Ottobre alle ore 18.30 per questo simpatico saluto.

WORLD JUDO DAY

RICOMINCIA LA STAGIONE DEL JUDO AZZANESE E SI APRONO LE ISCRIZIONI

16 Settembre 2015 at 9:08

Lunedì 14 settembre la ASD Judo Azzanese riprende i corsi per giovani e adulti presso la palestra ex Irfop via Divisione Julia. La passata stagione ha visto lusinghieri risultati di affluenza (85 tesserati) e agonistici con una decina di atleti (tra esordienti e cadetti) che hanno partecipato a una ventina di competizioni nazionali e oltreconfine. Tra i risultati di rilievo figurano i tre podi al Tournament di Graz, il terzo posto al Campionato italiano Cadetti a squadre femminile, il quinto dei maschi, il terzo al  trofeo Città di Colombo di Genova, quattro ori al Città Murata di Cittadella e i due podi alla Dynamic Cup di Catania. Gli atleti di punta della società sono i Cadetti (classe 1998) prossimi protagonisti al tricolore a squadre che si terrà a Trento: Elisa Forte, Maurizio Scacco, Mariasole Momentè, Mattia Scacco, Luca Moras e Giovanni Tesolin, tutti ritratti in foto. Tornando all’offerta formativa, i corsi sono suddivisi per fasce di età, sotto la direzione del maestro Maurizio Scacco (cintura nera 6° dan e docente nazionale di kata) coadiuvato  dagli insegnanti Caterina Rorato e Mattia Scacco (entrambi cintura nera 3° dan), oltre che dagli aspiranti allenatori Valentina Furlan (diplomata Libertas quale operatore sportivo di base) e Vania Travani.  Le lezioni si tengono lunedì (ore 18-20.30), mercoledì (18-20.30) e venerdì (17.30-21).

Durante questi giorni è possibile visitare la palestra per ricevere informazioni e partecipare gratuitamente a lezioni di prova.

Pordenone, tutto pronto per la 2^ edizione della Palazen Ne-Waza Cup e non solo

20 Agosto 2015 at 16:12

Il Circuito agonistico estivo Libertas di judo (giunto al suo 26° anno di vita) si appresta a giungere al traguardo, allorché venerdì 18 settembre si disputerà la seconda edizionedella Palazen Ne-Waza Cup. Da due anni a questa parte è l’appuntamento di chiusura del Circuito regionale Libertas, e nell’occasione si premierà il miglior atleta estivo e non solo. La speciale manifestazione sarà ovviamente allestita al PalaZen (il ‘tempio’ delle arti marziali sito al quartiere Villanova di Pordenone, in via Pirandello) sotto l’appassionata e collaudata regia di Edoardo ‘Dudu’ Muzzin e della consorte Franca Bolognin, affiancati dal nutrito e professionale staff della polisportiva da loro diretta. Le iscrizioni si raccolgono il giorno stesso (a partire dalle ore 18.30), mentre la gara inizierà alle 19. In base all’età, gli atleti saranno ripartiti in cadetti, juniores, seniores e master, mentre le categorie di peso verranno equamente distribuite e raggruppate a seconda del numero dei partecipanti. Il regolamento tecnico prevede un tempo di gara di 1’30’, shido dopo 5 secondi e due ippon per vincere. Allo scadere del tempo, in assenza di vantaggi, la decisione arbitrale si baserà sulla maggior combattività. Saranno premiati i primi tre classificati di ciascuna categoria, oltre ai vincitori del circuito. Al termine della manifestazione la Polisportiva Villanova rifocillerà tutti con una pastasciutta.

Ma non solo perchè Lunedì 31 Agosto alle ore 20:00 durante la 40° edizione della Festa in Piassa di Villanova di Pordenone la Polisportiva Villanova Judo Libertas presenterà il GRAN GALA’ DELLE ARTI MARZIALI

Gran Gala delle Arti Marziali libertas

Campionato Nazionale Libertas di Judo 6-7 giugno 2015

5 Giugno 2015 at 13:47
Campionato dei Record:  43 le società preiscritte con 702 atleti , 13 regioni
Inoltre  4 squadre cadetti e 6 squadre ju/se
Molti di questi atleti parteciperanno alla conquista del titolo di super campione libertas gareggiando nelle 3 prove previste (shiai, lotta a terra e kata), per loro oltre alla coppa un premio speciale offerto dalla ditta DECA Group srl. La stessa ditta offrirà un premio speciale anche per il miglior es a maschile e femminile
Pordenone si prepara ad accogliere nel miglior modo gli atleti che parteciperanno al Campionato Nazionale.
Si ringrazia per la collaborazione la Regione Friuli Venezia Giulia – Turismo
Comune di Pordenone
Ascom e Pordenone Turismo.
Alle ore 19.00 cerimonia di apertura con un brindisi ai sapori del FVG
in collaborazione con
5ADD23C2-C5EE-4210-851E-0C0A9ACC504AImmagine LOGO ORIZZ 2011 REGIONE TURISMO

2° Judo in Amicizia 2015

22 Aprile 2015 at 7:34
da http://www.ksdkparma.it/

Grande successo per il 2º Judo in Amicizia 2015 svoltosi ieri, sabato 18 Aprile, a Langhirano. L’attività organizzata dal KSDK Parma in collaborazione con il Centro Nazionale Sportivo LIBERTAS e Pol. Villa Bonelli ha raccolto 300 bambini nel Palazzetto del Centro Sportivo S. Pertini, dove, per l’occasione, sono stati allestiti 7 tatami. Alla manifestazione hanno partecipato non solo bambini dei corsi interni del Kyu Shin Do Kai Parma, quelli dei corsi esterni delle Scuole Corazza, San Benedetto, Adorni, Micheli, Casa Famiglia, quelli di San Polo di Torrile, della Polisportiva Lanzi Colorno, del Galaxy Judo Collecchio e del Punto Blu Monticelli Terme e di Langhirano ma anche bambini di diverse altre società come Kyu Shin Do Kai Fidenza, Geesink Modena, Geesink 2, Sankaku Reggio Emilia e ASD Judo Casalasco.

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Le attività sono cominciate alle 15:00 con i più piccoli, 2009-2010, che, divisi in squadra dei bianchi e dei rossi, si sono cimentati nel percorso, nel tiro alla fune e nel sumo. In contemporanea sugli altri 6 tatami quelli un pochino più grandi ed esperti, 2007-2008-2009, invece, si sono sfidati colpi di randori a terra. Alle 17.00 infine sono saliti sulla materassina i 2004-2005-2006 che si sono dati battaglia con prove di randori a terra e di shiai.

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Un’altra grande giornata dunque per il KSDK, che con questa manifestazione conclude le attività rivolte agli allievi più giovani, e per tutti i piccoli partecipati che sono tornati a casa con il sorriso e una scintillante medaglia al collo. Un grazie va all’efficientissima squadra d’insegnanti e dirigenti, che hanno saputo gestire e coordinare al meglio l’attività, ai genitori e a tutte le altre società che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione.

Classifica:
CLASS SOCIETA