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Category Archives: Editoriale del Presidente

Il corso per docenti “postura-attività fisica-sport” ribadisce le valenze formative della Libertas

Il nostro format online “Libertas Sprint” inaugurava sul numero 6 (31 ottobre 2014) la campagna nazionale di prevenzione ergonomica nella scuola per tutelare l’integrità psicofisica dei giovanissimi. Il focus puntava la lente di ingrandimento sulle risultanze della ricerca “Ergonomia a scuola – A scuola di ergonomia” effettuata dal Dipartimento Medicina del Lavoro dell’INAIL.

Dall’indagine emergeva che i disturbi muscolo-scheletrici (mal di schiena, scoliosi, iperlordosi lombare, ecc.) colpiscono alte percentuali di giovanissimi nelle scuole a causa di patologie posturali nei banchi non ergonomici e di zainetti eccessivamente gravosi che incidono sulla colonna vertebrale in fase di sviluppo.

Il tema della “postura” è stato al centro del corso di formazione per docenti che si è svolto recentemente a Chieti nell’Aula “Leonardo Vecchiet” del Centro Universitario di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”. Fra le finalità del corso quella di rendere i docenti consapevoli delle relazioni tra la postura e la dinamica corporea all’interno dei programmi di attività fisica adattata e in relazione alle attività sportive agonistiche.

La corretta preparazione atletica e l’attività fisica sono intrinsecamente legate alla capacità di mantenere un assetto posturale idoneo. Il corso fornisce strumenti e conoscenze per la prevenzione dei traumi e delle lesioni sportive, per implementare la performance e nuovi indici e tecnologie per la definizione dei programmi di allenamento. Inoltre una sessione del corso è dedicata ad approfondire il tema del primo soccorso sui campi di gara. Il laboratorio e le valutazioni in campo permetteranno l’acquisizione di metodologie e tecniche da poter utilizzare nei contesti pratici di lavoro. Il corso fornisce ai docenti di educazione fisica l’opportunità di approfondire gli elementi tecnici, approfondire le proprie competenze attraverso la partecipazione ad un evento di rilevanza nazionale e l’implementazione di competenze.

L’adesione allo SNaQ (Sistema Nazionale delle Qualifiche tecniche) della Scuola dello Sport CONI rappresenta per la Libertas un importante riconoscimento che si affianca alla certificazione di qualità PLC e FAC. La legislazione UE – per quanto concerne la formazione nello sport – sancisce che “per i titoli delle qualifiche sportive rilasciati da federazioni nazionali o da altri organismi sportivi (enti di promozione sportiva) rientrano nel campo di applicazione di questo sistema quando questi organismi sono stati formalmente abilitati da un’autorità pubblica (Scuola dello Sport CONI) a rilasciare tali qualifiche”.

Legalità – trasparenza gestionale – etica fiscale per le associazioni sportive dilettantistiche

La lealtà ed il rispetto delle regole, principi che caratterizzano il mondo dello sport, devono valere non solo all’interno del campo di gioco ma anche nei rapporti con il fisco. Talvolta le norme che il legislatore ha scritto per disciplinare lo sport dilettantistico sono ambigue, di non facile interpretazione e gli adempimenti richiesti risultano a volte complessi. Ma queste motivazioni non devono costituire un alibi per il dirigente sportivo. La Libertas ha sempre informato la base associativa sostenendo che le asd (associazioni sportive dilettantistiche) sono soggetti privilegiati sotto il profilo fiscale. Basti pensare alla decommercializzazione dei corrispettivi specifici versati dai soci e dai tesserati per le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, al regime forfetario di cui alla Legge 398/91 che introduce una serie di semplificazioni contabili ed alla disciplina dei compensi agli sportivi dilettanti. Pertanto occorre rispettare sempre i principi della legalità e della trasparenza gestionale.

“Anche le associazioni sportive dilettantistiche – sostiene il Presidente del CONI Giovanni Malagò – devono diventare un palazzo di cristallo trasparente, esemplare, aperto e partecipato, caratterizzate quindi da comportamenti corretti nei confronti non solo dei soci ma di tutti i soggetti sociali che possono e devono  verificare in che modo l’associazione persegue i propri fini istituzionali”.

Responsabilità e consapevolezza dei dirigenti sportivi nel rispetto dei codici comportamentali devono necessariamente passare anche attraverso la formazione. In questa direzione il percorso intrapreso dalla Scuola dello Sport del CONI è finalizzato ad offrire conoscenze e competenze necessarie per gestire in modo trasparente le associazioni sportive dilettantistiche. La Libertas – in sintonia con gli orientamenti formativi del CONI – ha intensificato la sensibilizzazione delle società affiliate con una rete di consulenze (fiscali, civilistiche, amministrative, ecc.) capillarizzata su tutto il territorio nazionale ed articolata in tre macroaree che saranno curate da esperti qualificati di consolidata esperienza nel settore specifico delle associazioni sportive dilettantistiche.

La visibilità e soprattutto la credibilità di un ente di promozione sportiva si acquisisce con i codici comportamentali che devono essere improntati sulla legalità, sulla trasparenza gestionale e sull’etica fiscale. “Legalità, correttezza, rispetto delle regole – sosteneva Pietro Menneacostituiscono la base fondante dei valori più genuini dello sport”.

Prof. Luigi Musacchia

Presidente Nazionale CNS Libertas

Attività sportiva transnazionale della Libertas in Europa

La Libertas ha aperto un nuovo fronte di attività sportiva in Europa con la recente adesione alla CSIT (Confédération Sportive Internationale Travail). Sono oltre 3mila gli atleti iscritti ai prossimi World Sports Games che si svolgeranno a Riga in Lettonia dal 13 al 18 giugno 2017. Cresce l’adesione alle “Olimpiadi amatoriali” della Confédération Sportive Internationale Travail riconosciuta dal CIO e presieduta – per la prima volta in 103 anni di storia – da un italiano Bruno Molea.

Quello appena conseguito alla chiusura delle pre-iscrizioni on line è il miglior risultato di sempre per i World Sports Games della CSIT: nel 2010 a Lignano Sabbiadoro gli atleti furono 1.600, nel 2013 a Varna in Bulgaria furono poco meno di 1.800, nel 2015 ancora una volta a Lignano Sabbiadoro gli atleti furono quasi 2.000 a conferma di un’emergente domanda internazionale di sport amatoriale (sono già 48 i Paesi aderenti alla CSIT).

Lo sport è senza dubbio un collante trasversale che abbatte le barriere ideologiche e razziali.

Numerosi Paesi politicamente e socialmente distanti (come, per esempio, Iran e Israele) possono essere collegati dai valori universali dello sport che aprono canali di dialogo e di distensione. E’ un grande progetto che può mettere insieme etnie e culture diverse sotto la bandiera cosmopolita della condivisione sportiva.

Per queste motivazioni la Libertas ha aderito con entusiasmo alla Confédération Sportive Internationale Travail che si propone – nell’immediato futuro – di consentire la partecipazione anche agli atleti diversamente abili. Si realizzeranno finalmente le “paralimpiadi amatoriali” quale prestigioso valore aggiunto alle azioni che i Paesi più evoluti portano avanti nell’area della promozione umana e dell’inclusione sociale. Lo sport di base è ormai un formidabile promotore di valori largamente condivisi che trovano sensibili referenti anche nel CIO.

Nell’ambito della CSIT la Libertas andrà a tessere una rete di scambi bilaterali per consentire lo sviluppo di una nuova progettualità sportiva, turistica e culturale. Il salutismo, il benessere psicofisico, la tutela ambientale rappresentano la punta avanzata di un’emergente domanda sociale che certamente consente alla Libertas di aprire canali di comunicazione con i movimenti associativi che già operano in Europa nella prospettiva di migliorare la qualità della vita.

 

Prof. Luigi Musacchia

Presidente Nazionale CNS Libertas

Protocollo ANCI – EPS per promuovere sport e municipalità sul territorio

di Luigi Musacchia
8 febbraio 2017

Sul nostro house organ “Libertas Sprint” del 15 novembre 2016 abbiamo evidenziato il binomio sport e territorio. Torniamo sull’argomento per un approfondimento importante a seguito del protocollo di intesa sottoscritto recentemente dagli Enti di Promozione Sportiva e dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Sono ormai maturi i tempi per una collaborazione integrata fra le comunità locali e gli attori protagonisti dello sport sociale.

I numeri dell’ANCI esprimono una realtà associativa profondamente radicata nel territorio in oltre 100 anni di attività. Un percorso costruito con la piena condivisione  delle autonomie locali verso il traguardo della crescita sociale e culturale della cittadinanza. Il ruolo dell’ANCI ha conseguito prestigiosi riconoscimenti fra cui la “medaglia d’oro al merito civile” conferita nel 2004 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con la motivazione “Per lo spirito di dedizione ai valori del complesso dei Comuni italiani”.

I Comuni hanno delega in materia di promozione sportiva nei rispettivi territori ai sensi della norma vigente (DPR 616/77 art. 60). Riconoscono la pratica sportiva come elemento fondamentale nei processi di crescita formativa, integrazione sociale e culturale della popolazione. Sono proprietari di quasi tutti gli impianti sportivi presenti nei propri territori: stadi, piscine, impianti polivalenti, palestre, campi di calcio, ecc. (dall’indagine CNEL-CONI-Regioni del 2003 risultano 148.800 spazi per le attività sportive).

Il protocollo di intesa coinvolge 15 Enti di Promozione Sportiva che associano oltre 7 milioni di cittadini ed oltre 66.000 società/associazioni sportive. A questi numeri si aggiungono le 12.000 società sportive di base che non sono iscritte al Registro del CONI. Svolgono attività sportiva rivolta ai cittadini di ogni età e di ogni ceto sociale all’insegna dei valori educativi, formativi, inclusivi e salutisti. In particolare rivolgono una sensibile attenzione ai minori ed ai giovani per avviarli alla pratica motoria e sportiva con istruttori qualificati che diffondono lo “sport per tutti”.

Alla luce di queste considerazioni gli Enti di Promozione Spotiva e l’ANCI hanno concordato le linee progettuali di un impegno che sarà attivato in sintonia con imprescindibili punti di riferimento: Carta Europea dello Sport; Libro Bianco sullo Sport dell’Unione Europea; incremento della pratica motoria e sportiva per tutti, nessuno escluso; tutela della salute ed opposizione al doping;  Health City e Manifesto “La Salute nelle Città: bene comune”. Il protocollo di intesa attiverà anche una grande e capillare campagna di sensibilizzazione al fine di prevenire fenomeni degenerativi (bullismo, drop-out sportivo, sostanze dopanti) e patologie sociali in allarmante espansione (obesità infantile, diabete giovanile, sedentarietà senile, ecc.).

Prof. Luigi Musacchia

Presidente della Libertas

Lettera del Presidente

Lettera Presidente Nazionale Libertas – Elenco Discipline Sportive Dilettantistiche

Linee progettuali della Libertas per il quadriennio 2017 – 2020

di Luigi Musacchia
20 dicembre 2016

Dai lavori dell’Assemblea programmatica di Riccione sono emersi proficui orientamenti sulla ‘governance’ dello sport: costruttiva collaborazione con il CONI; leale confronto con gli altri Enti di Promozione Sportiva; positiva reciprocità con le FSN (Federazioni Sportive Nazionali) aprendo un tavolo permanente di condivisione dalla stesura di convenzioni paritetiche al riconoscimento delle attività formative; definizione delle aree (agonistica e sociale) nel pieno rispetto delle autonomie avviando espressioni integrate e concordate di cooperazione a livello centrale e territoriale; semplificare le procedure per l’iscrizione delle società sportive dilettantistiche al Registro istituito dal CONI.

Lo sport non può e non deve essere un personaggio pirandelliano in cerca d’autore. Deve essere interpretato come un fenomeno di costume e di massa che si evolve verso un profilo alto di emancipazione sociale. Oltre l’èlite sportiva che miete allori alle Olimpiadi nel tripudio dei vessilli tricolori esiste un Paese sportivamente difforme con larghe aree di sottosviluppo strutturale (carenza di impianti) e culturale (pseudoginnastica nelle scuole).

Intensificare e qualificare lo sport nella scuola significa avviare un processo evolutivo di civiltà. Fra le priorità mettere in sicurezza gli edifici scolastici e dotarli di infrastrutture revisionando i banchi ormai anacronistici che – ignorando le norme ergonomiche – determinano nei giovanissimi le patologie posturali.

I giovani rivendicano gli spazi in senso fisico ed anche metaforico: spazi per praticare l’attività motoria, per socializzare, per costruire valori, per vivere emozioni, per includere le diversità. Alla base di tutto questo c’è una nuova visione dello sport di cittadinanza fondata sulla parola ‘etica’ tanto enfatizzata e poco applicata. La Libertas ritiene che debbano essere attuate tutte le azioni (campagne contro il doping, prevenzione ergonomica, cultura del fair play, ecc.) per diffondere anticorpi valoriali contro le devianze psicosociali ormai endemiche (bullismo nelle scuole, teppismo negli stadi, allarmante diffusione delle sostanze dopanti anche fra le società sportive dilettantistiche, ecc.).

Quest’ultimo riferimento conferma la sensibile attenzione della Libertas verso lo sport promozionale di base. Rivolgo le più sincere espressioni di gratitudine al centri Libertas (comunali – provinciali – regionali) che mantengono alto il prestigio del nostro movimento su tutto il territorio nazionale. Dai lavori dell’Assemblea di Riccione è emersa l’esigenza di adeguare il modello organizzativo e progettuale alle rapide trasformazioni in atto nella società complessa. Auspico che sia il preludio di una formidabile spinta propositiva per affrontare le sfide dell’immediato futuro con la forza dell’identità, l’orgoglio dell’appartenenza, il coraggio delle scelte.

 

Prof. Luigi Musacchia

Presidente Nazionale Libertas

La Libertas a Riccione per consolidare i valori dello sport per tutti sul territorio

di Luigi Musacchia
19 novembre 2016

Celebriamo a Riccione un momento fondamentale della nostra storia. Consolidiamo i valori costruiti in oltre settant’anni e progettiamo il futuro. Mentre scriviamo la terra continua a sussultare nelle aree terremotate. Si disgregano intere comunità. Vengono inesorabilmente cancellati i luoghi della memoria storica e dell’identità culturale.

Occorre ricucire in tempi brevi lo strappo delle relazioni sociali restituendo ai giovanissimi gli spazi ludici per legittimare il diritto alla qualità della vita.

Lo “sport per tutti” è il collante per tenere insieme i frammenti della socialità. E’ anche il motore della rinascita civile del territorio ferito. Nel nostro Paese enormi ricchezze paesaggistiche sono state dilapidate e vandalizzate. Al dissesto idrogeologico si aggiungono i fenomeni devastanti della cementificazione selvaggia. Grandi aree sono diventate discariche abusive o, peggio ancora, siti illegali per lo smaltimento di rifiuti tossici gestiti dalla criminalità organizzata.

In questo contesto lo “sport per tutti” diventa occasione di recupero e di risanamento di aree disastrate. Il reperimento delle risorse finanziarie è certamente un elemento importante, ma il propellente della ricostruzione deve nascere dal basso, dalla gente che vive il territorio, dalla forza trainante del volontariato.

Quante volte abbiamo visto elevare le classiche cattedrali nel deserto? Quanti miliardi sono stati sperperati alla vigilia delle campagne elettorali? Quanti impianti sportivi sono stati realizzati prima ancora di formare i dirigenti sportivi ed i tecnici che fossero capaci di gestirli?

Il nostro Paese è una lugubre mappatura di strutture compiute con i soldi pubblici e poi abbandonate nell’incuria degli enti locali. E’ il momento di responsabilizzare tutti gli attori protagonisti che operano sul territorio. Dobbiamo consorziare le energie affinchè la cultura dello “sport per tutti” diventi propositiva coinvolgendo le amministrazioni locali e tutte le componenti sociali. Gli interventi di recupero e di risanamento devono motivare la partecipazione, la condivisione, la socialità. La spinta progettuale dello sport è determinante per rivitalizzare il tessuto civile di territori che altrimenti sarebbero irrimediabilmente compromessi.

Nell’immaginario collettivo si impone ormai prepotentemente la priorità della tutela del territorio, della messa in sicurezza delle strutture scolastiche, dei presidi sanitari territoriali, degli impianti sportivi. Significa salvaguardare il benessere psicofisico delle nuove generazioni. Anche lo “sport per tutti” può e deve fare la propria parte con una cultura della prevenzione che preveda il controllo periodico e sistematico degli impianti sportivi come un prezioso valore aggiunto al servizio della collettività.

Prof. Luigi Musacchia

Presidente della Libertas

presidente musacchia

Il piano per realizzare gli impianti sportivi nelle periferie urbane

di Luigi Musacchia
31 ottobre 2016

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi ed il Presidente del CONI Giovanni Malagò hanno presentato recentemente a Palazzo Chigi il “Piano Sport e Periferie”. La proposta pluriennale, istituita dalla legge 185 del 2015, prevede un investimento di 100 milioni spalmati in tre anni con una serie di iniziative urgenti già approvate, tra cui le recenti aree terremotate di Amatrice e di Accumoli.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha istituito il Fondo “Sport e Periferie” da trasferire sul bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri che lo destina al CONI. E’ stato ufficializzato l’investimento complessivo di 100 milioni di euro nel triennio 2015 – 2017 di cui 20 milioni nel 2015, 50 milioni nel 2016 e 30 milioni nel 2017.

Il Fondo è finalizzato alla ricognizione degli impianti sportivi esistenti su tutto il territorio nazionale, alla realizzazione ed alla ristrutturazione di impianti sportivi per l’attività agonistica localizzati nelle aree svantaggiate del Paese e nelle periferie urbane con la conseguente diffusione di attrezzature sportive finalizzate a sostenere gli squilibri economici e sociali.

Le associazioni e le società sportive no profit potranno presentare al Comune un progetto sussidiato da un piano di fattibilità economico-finanziaria per la riqualificazione, l’ammodernamento e la successiva gestione finalizzata alla promozione sociale ed all’aggregazione giovanile. Le associazioni sportive, che ottengono la gestione di un impianto sportivo pubblico, possono aderire alle convenzioni Consip o di altro centro di aggregazione regionale per la fornitura di energia elettrica, di gas o di altro combustibile al fine di garantire la gestione della struttura.

Sono giunte al CONI 1.681 proposte per circa 1 miliardo e 300 milioni di euro di richieste di contributo. Sono numeri emblematici che rivelano un Paese sportivamente difforme con larghe aree di sottosviluppo strutturale (carenza di impianti). Fra i primi interventi programmati dal CONI occorre sottolineare l’emergenza sociale delle aree disagiate tra cui lo Zen di Palermo, Scampia a Napoli, Barletta che ha dato i natali a Pietro Mennea, Ostia, Reggio Calabria, Cardellino a Milano, Corviale, 15 playground a Roma.

E’ importante questa sensibile attenzione verso le periferie degradate dove allignano fenomeni di microcriminalità che inquinano il tessuto urbano polarizzando una facile manovalanza  nella devianza minorile. Lo sport è senza dubbio un antidoto per tutelare il benessere psicofisico dei giovanissimi. Inoltre intendo sottolineare gli interventi nelle Regioni del Sud con particolare riferimento alla Calabria (34), alla Sicilia (22) ed alla Campania (19). Finalmente una risposta alla carenza di impianti sportivi.

 

Il presidente Nazionale

prof. Luigi Musacchia

presidente musacchia

Il trionfo dei nostri atleti paralimpici è un inno alla forza di volontà

di Luigi Musacchia
30 settembre 2016

Le Paralimpiadi si sono concluse con un bilancio molto positivo per l’Italia. La squadra azzurra ha concluso la manifestazione con 39 medaglie all’attivo, un bottino che ha garantito al Team Italia il nono posto nel medagliere complessivo, un risultato che i nostri atleti paralimpici non riuscivano a raggiungere da 44 anni.

A dominare la maggior parte delle gare sono stati gli atleti cinesi, che hanno conquistato 236 medaglie complessive. Al secondo posto del podio il Regno Unito con 147 medaglie. Terza l’Ucraina che, grazie alle sue 117 medaglie totali, è riuscita a chiudere prima degli Stati Uniti, quarti con 112 medaglie. Le televisioni di tutto il mondo hanno decretato lo straordinario successo dei campioni diversamente abili. Nel corso degli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente una sensibile attenzione verso la Paralimpiade che è seconda nel mondo solo ai Giochi Olimpici. Le immagini hanno esaltato momenti di gioia e di concentrazione, di delusione e di sofferenza, ma su tutto hanno prevalso la solidarietà e la forza di volontà.

Ancora una volta lo sport ha superato le barriere delle diversità con la sua vocazione inclusiva e partecipativa. Dobbiamo apprezzare il superbo lavoro svolto nel nostro Paese dal CONI e dal CIP. Sono stati raggiunti livelli di eccellenza che hanno sensibilizzato i media e polarizzato l’attenzione del grande pubblico. Abbiamo vissuto atmosfere indimenticabili di coinvolgimento emotivo che hanno alzato decisamente il livello di una sensibile e partecipata condivisione.

E’ certamente un salto di civiltà cui contribuiscono anche gli Enti di Promozione Sportiva che sono effettivamente radicati su tutto il territorio nazionale. La disabilità è un gigantesco iceberg: sotto la punta delle eccellenze esiste una pressante domanda di partecipazione. La televisione determina fenomeni di identificazione e di proiezione. Gli atleti paralimpici sul podio provocano effetti dirompenti ed emulativi, accendono processi di promozione umana e di inclusione sociale. Ormai la disabilità sportiva ha legittimato il diritto di cittadinanza strappando dall’isolamento e dall’emarginazione soggetti che si erano autoesiliati.

Si moltiplicano ormai libri e tesi di laurea su questa svolta epocale che apre nuove frontiere di socialità. Un grande sommerso rivendica a gran voce il diritto alla partecipazione ed alla condivisione. La Libertas, da sempre attiva nell’area della disabilità, ha costruito percorsi straordinari che sono diventati opportunità di speranza civile. Si arricchisce sempre più il palmarès dei nostri campioni diversamente abili che onorano ovunque i colori della Libertas. L’agonismo ed il podio sono certamente importanti come ugualmente vittorioso è l’atleta che giunge ultimo al traguardo.

 

Il presidente Nazionale

prof. Luigi Musacchia

presidente musacchia

La certificazione medica per le attività sportive

di Luigi Musacchia
25 luglio 2016

Il CONI ha recentemente puntualizzato le norme relative alla certificazione medica per le attività sportive non agonistiche. Vengono specificate tre diverse tipologie di tesseramento: a) tesserati che svolgono attività sportive regolamentate; b) tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico; c) tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva.

A) Tesserati che svolgono attività sportive regolamentate. Per questa categoria, ancorchè non svolga attività agonistica (in relazione alla quale già esiste – e rimane invariato – l’obbligo di certificazione di idoneità prevista dal D.M. 18.2.1982), sussiste l’obbligo del certificato di idoneità non agonistico, così come individuato dall’art. 42 bis della legge 9 agosto 2013 n. 98 e dalle Linee Guida del Ministero della Salute in data 8 agosto 2014. Rientrano nell’ambito della categoria “tesserati che svolgono attività sportive regolamentate” tutte le persone fisiche tesserate in Italia, non agoniste, che svolgono attività organizzate dal CONI, da società o associazioni sportive affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva, ad eccezione di quelle previste nell’ambito del successivo punto B.

B) Tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico. I tesserati di questa categoria non sono tenuti all’obbligo di certificazione sanitaria, ma si raccomanda, in ogni caso, un controllo medico prima dell’avvio dell’attività sportiva. Rientrano in questa categoria tutte le persone fisiche tesserate in Italia, non agoniste, che svolgono attività organizzate dal CONI, da società o associazioni sportive affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva, caratterizzate dall’assenza o dal ridotto impegno cardiovascolare (tiro con l’arco, biliardo, bocce, bowling, bridge, dama, giochi tradizionali, golf, pesca sportiva, scacchi, ecc.).

C) Tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva (non praticanti). Non sono sottoposti all’obbligo di alcuna certificazione sanitaria le persone fisiche che siano state dichiarate “non praticanti” dalle Federazioni Sportive Nazionali, dalle Discipline Sportive Associate e dagli Enti di Promozione Sportiva, anche per il tramite della società o associazione sportiva di affiliazione. Questa specifica qualità deve essere espressa all’atto del tesseramento in un’apposito categoria istituita dal soggetto che effettua la procedura di tesseramento.

In sostanza è stato ribadito l’obbligo del certificato medico per gli agonisti tesserati. E’ una misura precauzionale per tutelare l’incolumità degli atleti che intendono praticare le discipline sportive con la tranquillità psicologica di un’assoluta sicurezza.

Il presidente Nazionale

prof. Luigi Musacchia

 presidente musacchia