Anoressia atletica

16 Maggio 2015 at 11:29

Il peso corporeo riveste un’importanza fondamentale in diverse discipline. Quando l’attenzione al peso degenera in ossessione si va incontro all’anoressia atletica, caratterizzata dalla triade dell’atleta

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Il peso corporeo rappresenta un fattore particolarmente rilevante in molte discipline sportiva e, per la maggior parte di esse, è stato messo a punto uno standard di peso che dovrebbe assicurare a ciascun atleta un peso ed una composizione corporea ideale per la prestazione ottimale. Tuttavia, un uso scorretto degli standard di peso ha portato a gravi eccessi: infatti, è stato dedotto che, se con un minimo calo ponderale si ottiene un lieve miglioramento della prestazione, un’importante riduzione del peso corporeo dovrebbe portare, di conseguenza, ad un miglioramento molto più notevole.

Un significativo calo di peso può avere serie ripercussioni, sia a livello organico sia dal punto di vista meramente prestativo; in particolare, il peggioramento della prestazione è dovuto alla sindrome da affaticamento cronico o alla sindrome da over-training, che colpiscono atleti cronicamente sottopeso e sottoposti ad un allenamento eccessivo, cui non corrispondono un’adeguata alimentazione ed un sufficiente periodo di recupero tra le varie sedute.

Entrambe le sindromi sono caratterizzate da:

  • Alterazione dell’appetito e perdita di peso, dovuti principalmente a squilibri endocrini ed ormonali; infatti, quando si verificano contemporaneamente una diminuzione della secrezione di aldosterone ed un aumento della produzione di cortisolo, i processi catabolici vengono fortemente stimolati. Ciò provoca, in breve tempo, l’esaurimento delle scorte energetiche di carboidrati e, di conseguenza, il ricorso alla degradazione delle riserve proteiche, che porta alla perdita di tessuto muscolare, quindi di massa magra
  • Depressione della funzione immunitaria, che espone l’atleta ad un maggior rischio di infezioni e malattie
  • Irritabilità ed irrequietezza
  • Difficoltà di concentrazione
  • Depressione

Quando l’importanza attribuita al peso degenera nell’ossessione, da parte dell’atleta, di raggiungere e mantenere un peso ritenuto ideale per la buona riuscita della prestazione, può instaurarsi undisturbo dell’alimentazione.

Tra gli sportivi, i soggetti più a rischio sono le donne, in particolare coloro le quali praticano determinate categorie di discipline, quali:

  • Discipline tecnico-combinatorie, come nuoto sincronizzato, pattinaggio artistico, ginnastica artistica e ritmica, bodybuilding e danza
  • Discipline di resistenza, come nuoto e corse di fondo
  • Discipline con categorie di peso, come lotta, pugilato ed ippica

La Dottoressasa Jorunn Sundgot-Borgen, specialista norvegese di scienza dello sport, ha sviluppato una terza categoria – accanto a quelle già esistenti di anoressia nervosa e bulimia nervosa – per l’alimentazione disordinata, denominata anoressia atletica; tale condizione è caratterizzata dalla cosiddetta “triade dell’atleta1:

  1. Alimentazione disordinata
  2. Amenorrea secondaria
  3. Disordini del contenuto dei minerali ossei

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La sindrome della donna atleta è principalmente dovuta ad uno sbilanciato apporto calorico rispetto al consumo energetico e, secondo alcuni studi, sarebbe indotta da un elevato coinvolgimento nell’attività sportiva. Inoltre, la spinta al dimagrimento e la pressione a ridurre la quota di grasso nella composizione corporea faciliterebbero, in soggetti vulnerabili, lo sviluppo di pratiche volte a modificare l’apporto calorico, da cui risultano abitudini alimentari profondamente alterate.

Lo sviluppo di pratiche alimentari anomale, finalizzate a conseguire un particolare assetto corporeo ritenuto ottimale per il conseguimento dell’eccellenza nella prestazione sportiva, può passare inosservato; per questo, il personale incaricato di supervisionare gli atleti ha l’obbligo di acquisire le necessarie competenze per poter riconoscere prontamente il disturbo e sapere come e dove indirizzare i soggetti che necessitano di un intervento specialistico